Il 23 settembre l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha presentato i risultati della nuova indagine “OSH Pulse 2025: salute e sicurezza sul lavoro nell’era dei cambiamenti climatici e digitali”, che analizza l’impatto dei cambiamenti climatici, dei rischi psicosociali e della trasformazione digitale sulle condizioni di lavoro.

Lo studio, condotto su oltre 28.000 lavoratori e lavoratrici in tutti gli Stati membri dell’UE (oltre a Islanda, Norvegia e Svizzera), evidenzia come queste tre dimensioni stiano ridefinendo la gestione della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.


Cambiamento climatico: un rischio crescente

Il 33% delle lavoratrici e dei lavoratori europei dichiara di essere stato esposto, nell’ultimo anno, ad almeno un fattore di rischio legato al clima.
In particolare:

  • 20% ha lavorato in condizioni di calore estremo;

  • 19% ha segnalato problemi di qualità dell’aria (polveri, fumi, pollini);

  • 12% è stato esposto a radiazione solare intensa;

  • 9% ha subito gli effetti di eventi meteorologici estremi (alluvioni, incendi, siccità).

I settori più colpiti risultano essere agricoltura, silvicoltura, pesca, seguiti da edilizia ed energia dove l’esposizione al calore raggiunge picchi significativi.
Molte aziende hanno già introdotto misure preventive (turni flessibili, pause, sistemi di ombreggiamento), ma la diffusione delle buone pratiche resta disomogenea tra i vari Paesi.


Stress e rischi psicosociali

Lo stress continua a essere uno dei principali problemi legati al lavoro:

  • 44% dei lavoratori e lavoratrici lamenta carichi di lavoro eccessivi o tempi troppo stretti (nel settore assistenziale si arriva al 50%);

  • 34% ritiene di non ricevere adeguato riconoscimento per l’impegno professionale;

  • 29% evidenzia carenze di comunicazione e collaborazione;

  • 16% ha subito episodi di violenza fisica o verbale;

  • 8% è vittima di molestie o mobbing.

Le iniziative di prevenzione sono più diffuse nelle grandi imprese (66%) rispetto alle microaziende (42%). Inoltre, quasi la metà dei lavoratorie e delle lavoratrici teme che parlare di problemi di salute mentale possa avere conseguenze negative sulla carriera, anche se il 58% si dichiara disposto a discuterne con con la propria figura di riferimento: un segnale di evoluzione culturale.


Digitalizzazione: opportunità e nuove criticità

Nove persone su dieci sul posto di lavoro utilizzano strumenti digitali; una su tre è già esposta a tecnologie avanzate come intelligenza artificiale, robotica e dispositivi indossabili.
Il 27% subisce l’assegnazione automatizzata di compiti o turni, mentre il 25% è monitorato tramite sistemi digitali.

La tecnologia diventa fonte di stress quando:

  • 48% dichiara che il ritmo di lavoro è imposto dai sistemi digitali;

  • 30% avverte isolamento sociale;

  • 28% registra un aumento del carico di lavoro;

  • 19% lamenta una riduzione delle opportunità di mettere a frutto le proprie competenze.

Questi dati confermano la necessità di un’implementazione etica e partecipata della digitalizzazione, accompagnata da un costante aggiornamento della valutazione dei rischi psicosociali.


Gli effetti sulla salute

Tra i disturbi più frequenti segnalati dai lavoratori e dalle lavoratrici in Europa emergono:

  • affaticamento generale (37%);

  • mal di testa e problemi visivi (35%);

  • stress, ansia e depressione (29%, in aumento rispetto al 2022);

  • disturbi muscolo-scheletrici (28%).

Meno diffusi ma comunque rilevanti i casi di malattie infettive (15%), problemi da calore (7%), infortuni (6%) e scottature solari (3%).


Focus Italia: dati più critici della media UE

Il quadro nazionale presenta alcune differenze rilevanti:

  • 24% dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia è esposto al calore estremo (contro il 20% della media UE);

  • 22% lamenta problemi di qualità dell’aria (19% UE);

  • solo l’8% segnala esposizione ai raggi solari intensi (meno della media UE, 12%).

Sul piano delle misure preventive, le aziende italiane mostrano un livello di impegno superiore:

  • 70% adotta soluzioni tecniche di protezione (raffrescamento, DPI, isolamento termico);

  • 62% interviene con una riorganizzazione del lavoro (turni, pause, rotazione);

  • 30% coinvolge direttamente il personale sul tema dei rischi climatici.


Scarica qui il report OSH Pulse 2025 in italiano

Scarica qui il testo completo in inglese: OSH Pulse 2025: Occupational safety and health in the era of climate and digital change



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