Gestione rifiuti: pene più severe con il DL 116/2025
Aggiornato il quadro normativo con pene e responsabilità più severe
Il Decreto-Legge 8 agosto 2025, n. 116, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, rappresenta una svolta significativa nella lotta ai reati ambientali. Il provvedimento interviene sul Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), sul Codice Penale e sul D.Lgs. 231/2001, con l’obiettivo di colmare le lacune normative e armonizzare la legislazione italiana con gli standard europei.
Le principali novità introdotte
Abbandono di rifiuti
Distinzione netta tra rifiuti non pericolosi e pericolosi: per i primi sono previste ammende fino a 27.000 euro e arresto fino a 2 anni; per i secondi la reclusione può arrivare fino a 6 anni e 6 mesi, con pene aggravate se l’abbandono avviene in aree contaminate o mette a rischio la salute.Nuovi articoli 255-bis e 255-ter Testo Unico Ambientale
Introducono sanzioni graduate per abbandono di rifiuti in relazione alla loro pericolosità e alle conseguenze ambientali.Combustione illecita
Reclusione fino a 6 anni per rifiuti non pericolosi e fino a 7 anni per rifiuti pericolosi, con aggravanti se dall’azione scaturisce un incendio.Violazioni documentali
Più severe le sanzioni per la mancata o irregolare compilazione di registri e formulari. In caso di rifiuti pericolosi si passa a sanzioni penali, con possibilità di sospensione dall’Albo Gestori Ambientali.Discariche abusive e spedizioni illegali
Reclusione fino a 7 anni nei casi più gravi e pene da 1 a 5 anni per traffico transfrontaliero di rifiuti, con aggravanti se si tratta di rifiuti pericolosi.Reati commessi con veicoli a motore
Previste sanzioni accessorie come la sospensione della patente fino a 9 mesi e la confisca del mezzo.
Impatti su imprese ed enti
Il decreto amplia anche le responsabilità amministrative delle aziende ai sensi del D.Lgs. 231/2001, introducendo sanzioni pecuniarie più alte e misure interdittive come la sospensione delle attività o la revoca delle autorizzazioni.
Inoltre, il Codice Penale viene aggiornato per punire più severamente le condotte che mettono a rischio concreto la salute pubblica o danneggiano gravemente l’ambiente.
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