Gestione dei rifiuti in azienda: responsabilità e regole da seguire
Una guida essenziale per evitare sanzioni e garantire conformità normativa
La gestione dei rifiuti prodotti dalle imprese è un tema complesso e regolato da una normativa articolata. Spesso, soprattutto nelle piccole e medie aziende, non si ha piena consapevolezza che una gestione scorretta può esporre a pesanti conseguenze sia amministrative che penali.
In questo articolo analizziamo cosa prevede la legge sullo smaltimento dei rifiuti aziendali, dalle definizioni alle sanzioni, fino al collegamento con i principi dell’economia circolare.
Definizione e classificazione
Il D.Lgs. 152/2006 definisce i rifiuti e ne disciplina la gestione. Tra questi, i cosiddetti rifiuti speciali comprendono scarti industriali, artigianali, sanitari e simili.
Sia i rifiuti urbani sia quelli speciali si distinguono in pericolosi e non pericolosi, classificazione che avviene tramite il codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti). I codici contrassegnati da asterisco (*) identificano i rifiuti pericolosi.
Cosa significa “smaltimento”
Per smaltimento si intende qualsiasi operazione, diversa dal recupero, finalizzata all’eliminazione definitiva del rifiuto.
Nell’Allegato B alla parte IV del Testo Unico Ambientale vengono elencati 15 possibili modalità di smaltimento (da D1 a D15), che includono il conferimento in discarica, il trattamento biologico o chimico, fino all’incenerimento a terra o in mare.
Nel linguaggio comune, però, il termine “smaltimento” viene spesso usato in senso generico, per indicare la semplice eliminazione del rifiuto, senza distinguere tra recupero e distruzione.
-D1: Deposito sul o nel suolo (discarica)
-D2: Trattamento in ambiente terrestre
-D3: Iniezioni in profondità
-D4: Lagunaggio
-D5: Messa in discarica specialmente allestita
-D6: Scarico dei rifiuti solidi nell'ambiente idrico eccetto l'immersione
-D7: Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino
-D8: Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli che vengonoeliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12
-D9: Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato che dia origine a composti o a miscugli eliminatisecondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12
-D10: Incenerimento a terra
-D11: Incenerimento in mare
-D12: Deposito permanente
-D13: Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12
-D14: Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D13
-D15: Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14
Sanzioni
Le imprese che non rispettano le regole rischiano multe salate e persino procedimenti penali.
Tra le violazioni più gravi rientrano:
gestione dei rifiuti senza autorizzazione;
mancata o irregolare compilazione di registri di carico e scarico, formulari e dichiarazioni (MUD).
Normativa europea
Il quadro normativo europeo parte dalla Direttiva 75/442/CEE, che per la prima volta ha introdotto una definizione giuridica di rifiuto.
Successivamente, la Direttiva 2008/98/CE ha sancito la gerarchia dei rifiuti basata su cinque priorità: prevenzione, preparazione per il riuso, riciclo, recupero e smaltimento.
Con essa si rafforza anche il principio del “chi inquina paga” e la responsabilità estesa del produttore, che resta coinvolto anche nella fase post-vendita.
Normativa italiana
In Italia, il primo testo organico sul tema è il D.P.R. 915/1982, seguito dal Decreto Ronchi (D.Lgs. 22/1997) che ha introdotto la classificazione dei rifiuti in urbani e speciali e posto le basi per la gestione integrata.
Oggi il riferimento principale è il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), più volte aggiornato, da ultimo con il D.Lgs. 116/2020 che recepisce il pacchetto europeo sull’economia circolare, ridefinendo i concetti di rifiuto, sottoprodotto ed end of waste.
Verso l’economia circolare
L’attuale normativa non considera più i rifiuti solo come un problema igienico-sanitario, ma come parte integrante di un sistema volto a ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse.
Le leggi italiane ed europee puntano a:
limitare lo smaltimento in discarica ai soli casi residuali,
promuovere riuso e riciclo,
sostenere innovazione e tecnologie che permettano di ridurre l’impatto ambientale.
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