Per diagnosi energetica deve intendersi la procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, ad individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati.  

Le diagnosi costituiscono un’opportunità per le imprese per individuare le aree di miglioramento negli usi energetici e intervenire per ridurre i consumi, accrescendo la propria competitività.

Lo scopo di un audit energetico è quello di definire dettagliatamente i consumi energetici dell’impresa comparandone sistematicamente le prestazioni con quelle tipiche del settore merceologico di riferimento, allo scopo di valutare l’efficienza energetica dell’impresa ed identificare le opportunità di miglioramento.

Possono essere considerate quattro linee principali di intervento:
- Valutazione combustibili alternativi: identificare i combustibili più adeguati per una conversione efficiente dell’energia.
- Sistemi di conversione dell’energia: identificare le opportunità di miglioramento dell’efficienza di conversione dei componenti di impianto tramite, ad esempio, l’accoppiamento ottimale degli scambiatori di calore, la riduzione dell’eccesso d’aria nella combustione etc.
- Distribuzione dell’energia: identificare le opportunità di efficientamento nei trasformatori, cavi, commutatori e il possibile miglioramento del fattore di potenza in impianti elettrici e acqua refrigerata, nel raffreddamento dell’acqua, nell’aria compressa, etc.
- Energia utilizzata dai processi: spesso si tratta della sede principale dove trovare le opportunità di miglioramento andando a valutare tramite l’analisi del processo stesso possibili recuperi ed integrazioni.

La diagnosi energetica, quindi, consente di individuare le inefficienze e le criticità presenti in azienda e di intervenire con le soluzioni a minor costo e maggior efficacia per la riduzione dei consumi energetici, individuando e quantificando le opportunità di risparmio energetico anche sotto il profilo dei costi/benefici  

Primo passo: creare un modello energetico

Per poter analizzare correttamente il consumo di energia del sito produttivo e correlarlo alle diverse aree funzionali così da poterlo confrontare con i benchmark di settore è necessario predisporre di un modello energetico del sito stesso..

Il modello energetico può essere dedotto dalle leggi fisiche che regolano il processo oppure utilizzando un approccio induttivo (metodo statistico).

Tramite il modello energetico è possibile prevedere i consumi ed avere un maggiore controllo dei costi energetici.

È opportuno costruire il modello relativamente ad ogni vettore energetico (elettrico, termico, combustibili, etc.) acquistato e utilizzato nel sito in esame con lo scopo di suddividere i consumi annui del vettore specifico tra le diverse utenze presenti nel sito stesso. .  

Secondo passo: verificare la fattibilità tecnico economica

La fattibilità tecnico-economica degli interventi di risparmio energetico identificati rappresenta il parametro chiave per la loro successiva realizzazione.

Dal punto di vista tecnico la fattibilità deve considerare:
- La disponibilità della tecnologia, lo spazio di installazione, l’eventuale manodopera qualificata necessaria, l’affidabilità, etc.;
- L’impatto delle misure di efficientamento energetico sulla sicurezza, sulla qualità, sulla produzione o sul processo;
- La necessità di manutenzione e la disponibilità di pezzi di ricambio.

Nel seguito verranno forniti alcuni cenni relativi al calcolo dei principali parametri economici per la valutazione della redditività di un investimento.

Prima che il capitale venga investito in un progetto, è necessario infatti stimare il profitto atteso dall’investimento.

Terzo passo: lo schema energetico aziendale

Come schema energetico aziendale si intende la descrizione degli utilizzi di ciascun vettore energetico nell’ambito di specifici confini all’interno dell’oggetto della diagnosi energetica

Lo schema energetico dovrà essere costruito relativamente ad ogni vettore energetico (elettrico, termico, vapore, acqua surriscaldata, etc.) acquistato e utilizzato nel sito in esame ed avrà lo scopo di suddividere i consumi annui del vettore specifico tra le diverse utenze presenti nel sito stesso.

Per facilitare la sua realizzazione e le successive elaborazioni, le utenze possono essere raccolte in funzione del centro di consumo a cui fanno riferimento. Per ogni utenza si dovrà calcolare l’incidenza del suo consumo sui consumi totali.

Quarto passo: il rapporto di diagnosi

Per quanto riguarda il rapporto di diagnosi, esso dovrà contenere i seguenti paragrafi:

  1.  

    1. Dati dell’azienda: dati generali di riferimento, incluso il numero di dipendenti, settore di appartenenza e classificazione dell’attività (codice ATECO 2007 a sei cifre), fatturato e bilancio. Specificare se autonoma, associata o collegata ad altre aziende ed eventualmente elencarle. Indicare se presente nell’elenco delle aziende energivore e relativo anno di appartenenza.
    2. Dati del sito produttivo: dati generali di riferimento, incluso il numero di dipendenti, settore di appartenenza e classificazione dell’attività (codice ATECO 2007 a sei cifre)
    3. Periodo di riferimento della diagnosi.
      5. Unità di misura e valori di riferimento adottati; eventuali fattori di aggiustamento utilizzati (ad

    esempio temperatura esterna o GG reale).

    1. Consumi energetici: devono essere riportati i consumi sotto specificati; si ricorda che il consumo totale deve includere, se presente, anche la quota prodotta da sistemi interni e auto consumata. a) Consumi complessivi
      b) Consumi rilevati dai contatori fiscali

    - Consumi elettrici (dettaglio) e relativa spesa (possibilmente tre anni) - Consumi termici (dettaglio) e relativa spesa (possibilmente tre anni) - Altri combustibili e vettori energetici

    1. Materie prime: tipologia utilizzata e quantità.
      8. Processo produttivo: descrizione del processo produttivo, diagramma di flusso con indicati i

    vettori energetici interessati, descrizione di ogni fase riportata sul diagramma.

    1. Prodotti: descrizione dei prodotti finiti, ivi inclusi i semilavorati che, a vario titolo, escono dal ciclo produttivo e dei sottoprodotti, incluso il codice di riferimento dell’attività e relativa descrizione.
    2. Indicatori energetici di riferimento: Fornire l’elenco dettagliato degli indicatori di riferimento per il processo in esame reperibili in letteratura, IPPC, associazioni di categoria, ecc. (per ciascuno dare riferimenti dettagliati delle fonti, incluso l’anno di pubblicazione). Qualora si affermi che non sono reperibili indicatori, è necessario giustificare l’affermazione indicando le fonti di ricerca indagate e quindi individuare quelli ritenuti significativi per il processo in esame. In ogni caso andranno forniti almeno gli indicatori generali, ovvero quelli ricavabili per ogni vettore energetico riferendosi alla produzione globale ed ai consumi totali del vettore, possibilmente calcolati con riferimento agli ultimi tre anni.
    3. Informazioni sul metodo di raccolta dati: misure in continuo, misure relative ad un breve periodo, dati derivati calcolo. Si ricorda che per tutte le aziende che rientrano nell’obbligo di legge per i primi 4 anni, in occasione della prima diagnosi non è obbligatorio, ai fini della raccolta dati, possedere od installare un sistema di misure dedicato. In questo primo periodo, il requisito minimo richiesto sono le misure dei consumi di ogni vettore energetico tramite contatore di stabilimento. In caso di combustibili liquidi o solidi valgono le quantità riportate sulle fatture di acquisto.
    4. Descrizione dell’implementazione della strategia di monitoraggio: descrivere l’albero dei contatori e loro tipologia. La strumentazione dovrà essere elencata e dovranno essere fornite le informazioni tecniche relative, il grado di incertezza e il programma di tarature cui è sottoposta. Si rammenta che dovranno essere acquisiti i valori di profilo orario per i consumi di energia elettrica, e se disponibili per il gas naturale, ed analizzati; nel caso non fossero disponibili dovrà essere data esaustiva giustificazione.
    5. Modelli energetici: dettagliare il modello elettrico, termico ed eventualmente relativo ad ogni altro vettore energetico. Definire per ogni vettore energetico la struttura energetica aziendale specificando la natura dei dati utilizzati (monitorati o stimati). Nel caso di stima dei dati giustificare la metodologia utilizzata.
    6. Calcolo degli indicatori energetici: definizione e confronto con quelli di riferimento.
      15. Interventi effettuati in passato: descrivere gli interventi più importanti già effettuati e se sono

    stati realizzati nell’ambito di un programma di incentivi erogati dallo Stato o dalla Regione.

    1. Individuazione dei possibili interventi: per ogni intervento individuato fornire:

    - descrizione tecnica dettagliata corredata, per quanto possibile e ove applicabile, da documentazione del/dei possibile/i fornitore/i dell’apparecchiatura sulla quale si intende intervenire;

    - analisi costo benefici basata sul calcolo del VAN;
    - piano di misure e verifiche, da implementare in caso di realizzazione, per accertare i risparmi energetici che saranno conseguiti e la bontà della proposta. Per ogni misura indicare il tipo di strumentazione che sarà utilizzata;
    - eventuale possibilità di accedere ad incentivi statali o locali.

    Si ricorda che l’impresa deve eseguire una diagnosi che contiene una valutazione tecnico-economica ed ambientale relativa all’utilizzo del calore cogenerato o al collegamento alla rete locale di teleriscaldamento, qualora gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento e/o di teleriscaldamento siano situati entro il raggio di 1 km dal sito oggetto di diagnosi.

    Per distanze maggiori, qualora si ravvisino vantaggi tecnici - economici ed ambientali, l’impresa può comunque eseguire la diagnosi comprendente gli aspetti legati alla cogenerazione e al teleriscaldamento.

Quinto passo: la procedura di efficientamento

Nonostante i possibili differenti approcci all’audit e i più disparati campi di applicazione, si può individuare sostanzialmente una linea comune di approccio.

Nella pratica gli interventi vanno individuati secondo le seguenti linee di indagine, da eseguirsi nell’ordine riportato. Una diversa sequenza può non portare ai medesimi risultati e in genere il risultato è peggiore.

La razionalizzazione dei flussi energetici
Tale attività deve essere evidente e ripercorribile da dove proviene un determinato vettore energetico, quali sono gli utilizzatori e quale è il parametro che ne determina il consumo.

A tal fine è utile verificare gli schemi e i progetti dei sistemi di distribuzione, quindi riscontrare in campo se lo stato attuale è corrispondente al progetto (as built) o se modifiche effettuate negli anni precedenti alla diagnosi energetica non sono state riportate all’interno del layout. L’utilità di questa procedura non è quella di fare verifiche sugli interventi precedenti, ma serve a capire, ad esempio, se determinati sistemi di distribuzione possono essere semplificati o esclusi quando non utilizzati. Già questo procedimento potrebbe portare ad un saving energetico. In seconda battuta, ma non per importanza, vi è la necessità di effettuare delle misure: comprendere la corretta distribuzione diventa fondamentale per garantire la corretta attribuzione delle misure effettuate ad esempio dentro il quadro elettrico e spesso un controllo costante delle misure può permettere notevoli savings, energetici ed economici, grazie alla manutenzione predittiva (la maggior parte delle utenze ha consumi superiori alla norma prima di una rottura, che oltretutto potrebbe evitarsi con una manutenzione appropriata);

L’adozione di tecnologie ad alta efficienza e di FER

A questo punto si devono individuare tutti gli utilizzatori che sono da tempo giunti alla fine della loro vita tecnica utile. Queste andranno sostituite con elementi ad alta efficienza energetica. Soprattutto motori vetusti comportano uno spreco energetico e l’impossibilità di ottimizzare l’impianto. Ad esempio, pompe vecchie, oltre ad avere una bassa efficienza, non permettono un bilanciamento idraulico ottimale come quelle elettroniche. Si può indicare all’interno del report la possibilità di utilizzare alcune macchine come backup (es. le pompe, ventilatori, tubi fluorescenti ecc.), in maniera tale da avere una riserva, a patto che questo non comporti un aggravio di efficienza nell’impianto, o che non sia oneroso dal punto di vista manutentivo;

Il recupero delle energie disperse

Dopo che sono stati evitati gli sprechi, dopo che sono stati installati dei sistemi ad alta efficienza, si può ancora verificare la possibilità di recuperare dell’energia (in genere termica). I alcuni casi l’adozione di sistemi efficienti e sistemi che recuperano energia può avvenire contemporaneamente (ad esempio, i compressori d’aria). Tuttavia, va verificata la possibilità di impiegare l’energia recuperata;

L’ottimizzazione dei contratti di fornitura

A questo punto ha senso anche verificare se esiste la possibilità di raggiungere contratti energetici più vantaggiosi. Si tenga presente che ad esempio i costi della bolletta vengono rappresentati solo in parte dal costo dell’energia, mentre il resto è rappresentato da tasse e oneri definiti dall’Autorità e quindi non contrattabili.

Sesto passo: il piano di monitoraggio

Una volta definito l’insieme delle aree funzionali e determinato il peso energetico di ognuna di esse a mezzo di valutazioni progettuali e strumentali, si dovrà definire l’implementazione del piano di monitoraggio permanente in modo sia da tener sotto controllo continuo i dati significativi del contesto aziendale, che per acquisire informazioni utili al processo gestionale e dare il giusto peso energetico allo specifico prodotto realizzato o al servizio erogato.