L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha emanato nuove indicazioni operative per la tutela dei lavoratori e lavoratrici esposti ai rischi derivanti dal caldo e dallo stress termico.

Con la Nota n. 5484 del 2026, l’INL richiama l’attenzione degli organi di vigilanza sulla necessità di verificare, durante gli accessi ispettivi effettuati nel periodo estivo, l’effettiva adozione da parte delle aziende di misure organizzative, tecniche e procedurali adeguate a prevenire i danni da calore.

La vigilanza sarà rivolta in particolare ai settori nei quali i lavoratori risultano maggiormente esposti, tra cui:

  • edilizia;
  • agricoltura;
  • logistica;
  • lavori stradali;
  • attività di rider;
  • lavorazioni svolte all’aperto o in ambienti non climatizzati.

L’obiettivo è superare una gestione esclusivamente emergenziale del problema e introdurre una pianificazione aziendale sistematica del rischio climatico.

Il rischio da caldo deve essere valutato nel DVR

Il caldo eccessivo e lo stress termico costituiscono rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici e devono essere considerati nell’ambito della valutazione prevista dal D.Lgs. 81/2008.

Il datore o la datrice di lavoro devono quindi verificare che il Documento di Valutazione dei Rischi – DVR prenda in considerazione almeno:

  • temperatura e umidità degli ambienti di lavoro;
  • esposizione diretta alla radiazione solare;
  • intensità e durata dell’attività fisica;
  • utilizzo di indumenti da lavoro e dispositivi di protezione;
  • disponibilità di acqua e zone ombreggiate;
  • caratteristiche individuali dei lavoratori;
  • presenza di soggetti fragili o particolarmente sensibili al caldo;
  • possibilità di rimodulare orari, pause e modalità operative.

La valutazione non deve limitarsi alla semplice indicazione del rischio, ma deve individuare misure concretamente applicabili e verificabili.

Il Protocollo sulle emergenze climatiche

Le indicazioni dell’Ispettorato si inseriscono nel quadro definito dal D.M. n. 95 del 9 luglio 2025, con il quale è stato adottato il Protocollo quadro per il contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro.

Il Protocollo promuove una gestione preventiva e programmata del rischio, da adattare alle caratteristiche dell’impresa, delle lavorazioni e dei luoghi nei quali viene svolta l’attività.

Non è quindi sufficiente distribuire acqua al proprio personale quando la temperatura diventa particolarmente elevata. L’azienda deve predisporre un vero e proprio sistema organizzativo per la gestione delle ondate di calore.

Cosa verrà verificato durante le ispezioni

Durante gli accessi ispettivi verrà verificata non soltanto la presenza di procedure o documenti, ma soprattutto la loro effettiva applicazione.

  1. Aggiornamento della valutazione dei rischi

Durante le ispezioni verrà verificato che il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) sia stato aggiornato includendo il rischio da calore e da stress termico e che siano state individuate e attuate adeguate misure di prevenzione e protezione.

La valutazione dovrà essere coerente con:

  • attività svolte;
  • condizioni ambientali;
  • mansioni maggiormente esposte;
  • durata dell’esposizione;
  • condizioni meteorologiche prevedibili;
  • presenza di lavoratori particolarmente vulnerabili.
  1. Organizzazione degli orari di lavoro

Dovrà essere valutata la possibilità di modificare temporaneamente gli orari, ad esempio:

  • anticipando l’inizio delle attività;
  • posticipando le lavorazioni maggiormente gravose;
  • evitando, ove possibile, le ore centrali della giornata;
  • sospendendo le attività tra le ore 12:00 e le ore 16:00 quando le condizioni risultano particolarmente critiche;
  • programmando le attività più faticose nelle ore più fresche.

La rimodulazione deve tenere conto delle previsioni meteorologiche e delle caratteristiche effettive del luogo di lavoro.

  1. Pause e rotazione dei lavoratori/lavoratrici

Le aziende devono prevedere pause adeguate e organizzate, da effettuare in:

  • zone ombreggiate;
  • locali climatizzati;
  • ambienti ventilati;
  • aree comunque protette dall’esposizione diretta al sole.

Per le attività più gravose può essere necessario introdurre una rotazione tra il personale, limitando la durata dell’esposizione individuale.

Le pause previste dalla procedura aziendale devono essere effettivamente concesse e non soltanto indicate nel DVR.

  1. Acqua, abbigliamento e dispositivi di protezione

Nei cantieri, nei campi e negli altri luoghi di lavoro deve essere garantita la disponibilità di acqua potabile fresca, facilmente raggiungibile e in quantità sufficiente.

L’abbigliamento da lavoro dovrebbe essere, compatibilmente con i rischi presenti:

  • leggero;
  • traspirante;
  • di colore chiaro;
  • sufficientemente coprente;
  • adatto a proteggere dalla radiazione solare.

La scelta dell’abbigliamento e dei DPI deve comunque tenere conto degli altri rischi lavorativi. Non è infatti possibile eliminare un dispositivo obbligatorio soltanto perché aumenta la percezione del caldo: occorre piuttosto riorganizzare tempi di esposizione, pause e modalità di lavoro.

  1. Informazione e formazione

I lavoratori, le lavoratrici e i preposti devono essere informati sui principali sintomi delle patologie da calore, tra cui:

  • forte debolezza;
  • crampi muscolari;
  • mal di testa;
  • nausea;
  • vertigini;
  • confusione;
  • difficoltà nel coordinamento;
  • pelle molto calda;
  • perdita di coscienza.

Devono inoltre conoscere:

  • le modalità per richiedere assistenza;
  • le procedure di primo soccorso;
  • il comportamento da adottare in caso di malore;
  • i criteri per interrompere l’attività;
  • il nominativo delle persone da contattare.

Una particolare attenzione deve essere dedicata alla formazione dei preposti, chiamati a vigilare concretamente sulle condizioni di lavoro.

  1. Sorveglianza sanitaria e lavoratori fragili

Il Medico Competente deve essere coinvolto nell’individuazione dei lavoratori e delle lavoratrici maggiormente esposti o vulnerabili.

In relazione alle condizioni individuali possono essere definite:

  • prescrizioni;
  • limitazioni;
  • modifica temporanea della mansione;
  • riduzione dell’esposizione;
  • maggiore frequenza delle pause;
  • esclusione dalle lavorazioni più gravose nelle giornate critiche.

Le informazioni sanitarie devono naturalmente essere gestite nel rispetto della riservatezza del lavoratore.

  1. Consultazione del RLS o RLST

L’Ispettorato verificherà anche il coinvolgimento della figura di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza – RLS, oppure del/della rappresentante territoriale, nella valutazione e nella definizione delle misure aziendali.

La consultazione dovrebbe risultare documentata attraverso verbali, comunicazioni, riunioni periodiche o altri strumenti adottati dall’impresa.

Il ruolo del preposto

La Nota INL richiama espressamente anche le responsabilità connesse alla funzione di preposto.

Ai sensi dell’articolo 19 del D.Lgs. 81/2008, quando il preposto rileva una condizione di pericolo deve:

  • intervenire affinché siano rispettate le misure previste;
  • interrompere, se necessario, l’attività del lavoratore;
  • segnalare tempestivamente la situazione al datore di lavoro o al dirigente;
  • adottare le iniziative necessarie in caso di pericolo grave e immediato.

Chi svolge la funzione di preposto deve quindi essere messo nella condizione di conoscere i livelli di allerta e di riconoscere tempestivamente i segnali di stress termico.

Quando è necessario sospendere il lavoro

In presenza di condizioni climatiche tali da determinare un rischio non accettabile, il datore di lavoro/datrice di lavoro deve valutare anche la sospensione temporanea delle attività lavorative.

La sospensione non deve essere considerata una misura eccezionale da adottare soltanto dopo un malore. Può rappresentare una misura preventiva necessaria quando:

  • le temperature sono particolarmente elevate;
  • l’attività comporta uno sforzo fisico intenso;
  • non sono disponibili zone ombreggiate o climatizzate;
  • i DPI aumentano significativamente il carico termico;
  • non è possibile garantire adeguati tempi di recupero;
  • i sistemi di allerta indicano un rischio elevato;
  • un lavoratore /lavoratrice manifesta sintomi riconducibili al caldo.

La decisione deve essere basata sulla valutazione delle condizioni reali e non esclusivamente sulla temperatura indicata dalle previsioni meteorologiche.

Utilizzo delle previsioni Worklimate

L’Ispettorato invita le aziende a utilizzare gli strumenti previsionali messi a disposizione dal progetto Worklimate, sviluppato con il contributo di INAIL, insieme agli altri sistemi istituzionali di monitoraggio.

Questi strumenti consentono di consultare mappe e previsioni del rischio da caldo, supportando la programmazione delle attività e l’adozione preventiva delle misure organizzative.

Il sistema di allerta dovrebbe essere consultato quotidianamente nei periodi più caldi, individuando all’interno dell’organizzazione:

  • chi effettua il controllo;
  • con quale frequenza;
  • come viene comunicato il livello di rischio;
  • chi decide la modifica degli orari;
  • chi può sospendere le lavorazioni.

Cosa deve fare concretamente l’azienda

Per affrontare correttamente il rischio caldo è opportuno predisporre almeno:

  1. una valutazione specifica del rischio da stress termico;
  2. una procedura aziendale per la gestione delle ondate di calore;
  3. un sistema di consultazione quotidiana delle previsioni e degli avvisi;
  4. criteri per modificare orari, turni e lavorazioni;
  5. pause programmate in zone protette;
  6. disponibilità di acqua potabile fresca;
  7. informazione dei lavoratori;
  8. formazione specifica dei preposti;
  9. gestione del personale fragile con il Medico Competente;
  10. consultazione del RLS o RLST;
  11. procedure di primo soccorso;
  12. registrazione dei controlli e delle misure adottate.

È inoltre consigliabile conservare evidenza delle verifiche effettuate, ad esempio mediante una semplice check-list giornaliera o un registro delle condizioni climatiche e delle misure applicate.

Documenti che potrebbero essere richiesti durante un’ispezione

Nel corso di un controllo possono essere richiesti:

  • Documento di Valutazione dei Rischi aggiornato;
  • valutazione specifica dello stress termico;
  • procedura aziendale per il rischio caldo;
  • registrazioni delle allerte meteorologiche;
  • comunicazioni inviate al personale;
  • verbali di formazione e informazione;
  • istruzioni operative consegnate a chi ricopre la funzione di preposto;
  • verbali di consultazione del RLS;
  • protocollo sanitario e indicazioni del Medico Competente;
  • registrazioni delle pause, delle rotazioni o delle modifiche ai turni;
  • evidenze della disponibilità di acqua e aree di recupero.

La sola predisposizione formale della documentazione non è sufficiente: in fase ispettiva, particolare attenzione sarà rivolta alla concreta attuazione delle misure di prevenzione e protezione previste.

Scarica la Nota INL n. 5484/2026

Per approfondire le indicazioni operative rivolte agli organi di vigilanza è possibile scaricare il documento completo dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Supporto alle aziende

NovaSafe supporta le imprese nella:

  • valutazione del rischio da caldo e stress termico;
  • revisione e aggiornamento del DVR;
  • predisposizione delle procedure per le emergenze climatiche;
  • formazione di lavoratori e preposti;
  • definizione delle check-list di controllo;
  • pianificazione delle misure organizzative;
  • verifica della conformità documentale in preparazione degli accessi ispettivi.

Una gestione preventiva e strutturata del rischio consente di proteggere la salute dei lavoratori e delle lavoratrici, garantire la continuità operativa e ridurre il rischio di contestazioni in sede di vigilanza.



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